Tutta la verità su di me

Le storie brevi di Alex Nagel e del suo modo di vedere il mondo. Una raccolta di racconti pubblicati su Medium.

 

#1 La chiave è sotto lo zerbino

"Una volta lessi un libro in cui un personaggio metteva la chiave di casa sotto lo zerbino, poi mandava a una donna un biglietto in cui le chiedeva di andare da lui, e le spiegava dove avrebbe trovato la chiave per aprire la porta."

 

 #2 Guida all'uso delle parole

"E’ stato per questo che dopo le superiori mi sono iscritto alla facoltà di lettere. Volevo imparare a usare le parole e a padroneggiare i misteri del linguaggio, pensavo che così finalmente avrei capito il significato nascosto che le espressioni dei volti, i gesti e l’intonazione mi nascondevano."

  

 

 #3 Online, offline

 "Alex, siamo troppo distanti per aver occasione di fare qualsiasi cosa."
"Nadia, la vera distanza sta nella testa."

 

#4 Teoria dei colori

 
I colori si possono guardare, toccare, assaggiare. Hanno un odore, una voce, una frequenza, un'intensità. 

 

#5 Facce

"I visi non li ho mai saputi riconoscere. Sul serio, non so distinguere i visi delle persone, neppure di quelle che conosco e frequento da anni, e a volte la cosa mi capita anche con i miei familiari."  

 

 #6 Le figlie del giostraio

"Dalla mia matita uscivano figure rozze e approssimative che si animavano e si rincorrevano sul foglio, ogni lettera era un piccolo universo diverso dagli altri."

 

#7 Fondente nero

L'amore, le ricorrenze, le radio, gli amici, le storie che finiscono. E il cioccolato fondente purissimo.

 

#8 La matematica dei sentimenti

 "La simmetria è ovunque. Nelle cose, nei pensieri, nelle strutture, e nei rapporti umani. Con le donne è complicato, perché quasi sempre quelle che mi corrono dietro non mi piacciono, quelle di cui mi innamoro non mi cagano. Questa è asimmetria. E’ l’asimmetria, per me, la vera perversione."

 

 #9 Il vento strappa gli striscioni del ponte sulla provinciale

Non tutte le cose sono come appaiono, e non tutte le nostre supposizioni sono giuste.

 

#10 Il suono dei numeri

"I miei sogni sono rumorosi. Lo sono sempre stati, da che io ricordi: sono corredati da musica, suoni, effetti sonori a volte così fragorosi da svegliarmi. Faccio sogni silenziosi solo quando di notte mi sale la febbre, è da quello che capisco che mi sta venendo un malanno. Insomma, mentre seguivo le lezioni di analisi matematica all’Università ho iniziato a sognare i numeri, e la cosa singolare è che ciascuno di essi emetteva un suono preciso."  

 

 #11 Strategie di allontanamento

"Di solito inizio lentamente, in maniera quasi impercettibile. Un po' di commenti in meno, una maggiore distanza di tempo tra una risposta e l’altra. Poi dirado sempre di più i like fino a farli scomparire quasi del tutto - ma non completamente, faccio attenzione a metterne uno ogni tanto, così a caso, senza che il post o la foto a cui lo metto abbia un significato particolare." 

 

 #12 Bestiario a puro scopo esemplificativo

A volte si ha fretta di traslocare, ma si dovrebbe fare attenzione a non essere troppo precipitosi nella scelta di un appartamento. Per non rischiare di fare la fine di Alex Nagel. 

 

 #13 La ragazza di ghiaccio

"Quando varcai la soglia alcuni dei presenti si voltarono, e io mormorai delle parole di scusa. Lei, che era in piedi e mostrava una presentazione, si interruppe per qualche secondo e mi rivolse uno sguardo breve e senza nessun calore, poi riprese la sua spiegazione. Non un sorriso, non una parola di benvenuto o di biasimo, proprio come mi era stato detto. Ice Girl."

 

 #14 Batti il tempo!

"All’epoca nonno Arduino non aveva proprio nulla del “povero vecchio”, avendo da poco passato i 65 anni. E non era neppure fuori forma: aveva tutti i capelli, seppure ingrigiti, e un fisico asciutto e ancora elastico che esercitava nuotando quasi ogni giorno. Con gli anni, però, le sue stranezze andavano aumentando. Da sempre misantropo, detestava il contatto fisico e le compagnie chiassose e non aveva mai voluto in casa il televisore; aveva un attaccamento maniacale per la sua collezione di dischi e per le piante della sua serra, in gran parte fiori esotici e rari." 

 

 #15 Gli elenchi numerati

"Gli elenchi sono una mia specialità. Ho cominciato a farli non appena ho imparato a scrivere. Mi servono per classificare oggetti, ricordare cose, fare cronologie di eventi e priorità. Ho bisogno di schemi e di sequenze per fare ordine nella mia vita. Perché l'ordine è fondamentale per pensare, e l’ordine numerico non è mai casuale." 

 

 #16 Le istruzioni per l'uso

“Ce l’ho anch’io il microonde, ma non ho mai saputo usarlo” disse lei mentre versava il sagrantino nei bicchieri a calice, “sbaglio sempre la temperatura o i tempi”.
“Beh, non è difficile. Sul libretto delle istruzioni è spiegato molto chiaramente.”
Lei ridacchiò. “Non mi piace leggere le istruzioni, così continuo a sbagliare.”
“Già, le istruzioni per l’uso non le legge mai nessuno.”  

 

 #17 Vero o falso?

"Dovetti aspettare che le scadenze lavorative mi dessero tregua; finalmente, una settimana dopo quella chiacchierata, mi sedetti al computer con una tazza fumante di caffè istantaneo e andai a vedere la sua pagina personale. Esplorai le informazioni, le foto, le amicizie, e non trovai nulla di insolito se non una vomitevole tendenza a pubblicare immagini di cuori, tramonti e gattini. Mi misi al lavoro e buttai l’esca che mi avrebbe condotto a farmi aprire la porta per ottenere le informazioni desiderate. Con l’ingegneria sociale si ottengono molte cose." 

 

 #18 La caffettiera

"Mi disse che sì, voleva incontrarmi, così presi il treno e andai nella sua città. Ma al mio arrivo mi attendeva una sorpresa."
Un amore distante, un viaggio, l'elenco delle priorità e una caffettiera.

 

 #19 Un oscuro mare verso oriente

Comprammo le birre in lattina e due pacchetti di sigarette per lei e ci sedemmo nei pressi di un pontile. C’era il novilunio e il mare appariva come una massa nera e inquietante, dove solo le luci di alcune barche lontane spezzavano l’oscurità. Lei ogni tanto fumava una sigaretta, soffiando lentamente il fumo e concentrando l’attenzione sulle sue volute.
“Dì un po’, ci pensi mai alla morte?” chiese poi all’improvviso.

 

 #20 Cose che avrei voluto fare da grande e che alla fine ho fatto

"Quando avevo otto anni avevo ben chiaro il mestiere che avrei fatto da grande: sarei stato un buttatore. I miei genitori, quando lo comunicai, prima mi chiesero che cosa intendevo dire, e quando lo spiegai obiettarono che la parola non esisteva. Io sapevo che la parola nel vocabolario non c'era, ma proprio per questo l’avevo inventata, così come avevo inventato quel mestiere che ancora non esisteva. Io sarei stato il primo." 

 

 #21 Pioggia

"Con la mia ragazza avevamo deciso che potevamo azzardarci a rimettere il dondolo sul terrazzino di casa sua per goderci la brezza che saliva dal lago nelle serate estive. Ci mettemmo all’opera sul terrazzino, mentre il sole della tarda mattinata iniziava a infuocare la facciata bianca del palazzo. Non avevamo previsto che sarebbe arrivato quel temporale." 

 

 #22 Da lontano

"Lo so che è difficile spiegarlo, ma ci sono dei vantaggi in una storia in cui non ti incontri con l’altra persona. Non hai le rotture di scatole che ci sono nelle relazioni in cui devi vivere il quotidiano. Niente discussioni per il tubetto del dentifricio, niente shopping insieme, nessun reggiseno lasciato sulla poltrona del salotto, la sera esco con chi mi pare, mangio quello che voglio, la notte dormo nel letto in diagonale." 

 

 #23 Tirando pugni

"Nella mia vita ho fatto a botte tre volte, e in tutti e tre i casi avevo ragione."

 

 

 #24 L'erba del vicino

Non ero mai stato invidioso di nessuno e non mi spiegavo come si potesse provare un sentimento del genere nei confronti di qualcuno, e lo dissi a Gualtiero.
"Ci sono persone così, Alex. Si sentono inadeguate o pensano di non avere avuto abbastanza dal destino, così si paragonano agli altri e sfogano su di loro il senso di frustrazione derivante dalla vita di merda che fanno." 

 

 #25 Un pezzo al giorno

"Chiusi gli occhi facendomi cullare dalla melodia, e quando li riaprii vidi che non c'era più nulla - il salotto, i mobili e la casa erano scomparsi, c'era solo la pesca gigante che cresceva a dismisura e io annaspavo sulla sua superficie. La buccia della pesca, che sembrava tanto compatta nelle sue dimensioni normali, ora mostrava degli avvallamenti e dei crateri tra i quali cercavo di muovermi arrancando e strisciando. Ma il frutto continuava a ingrandirsi, e io scivolai dentro a uno dei suoi crateri, precipitando in una sorta di cunicolo umido e stretto che profumava stranamente di incensi muschiati." 

 

 #26 Origami

"Quando sono entrato nel mio trentesimo anno di età ho capito che avevo raggiunto un punto critico. Era il punto esatto in cui i miei familiari cominciavano a guardarmi in modo diverso, con una sorta di aspettativa negli occhi, e a fare discorsi che andavano sempre a parare su un unico tema. Il fulcro di tutte le loro domande e delle conversazioni che mi riguardavano si poteva riassumere in una parola: matrimonio."

 

 #27 Wagner

Le coincidenze, gli eventi sincronistici e le domande senza risposta.  

 

 #28 Visioni di Pi

"C'erano dei nuovi vicini nella casa che era rimasta abbandonata per anni. Ma erano circondati da un alone di mistero: di loro non si riusciva a sapere nulla, e restavano sempre chiusi in casa dietro i vetri bruniti. Non incontrai mai nessuno di loro, finché quella notte non mi svegliai e dovetti alzarmi perché non riuscivo a riprendere sonno."

 

#29 La donna che piangeva da un occhio solo

Mi chiamo Alex Nagel e non scrivo mai di mattina. Ho scritto questa storia. Se la leggete e per caso lo fate mentre siete da soli su una spiaggia deserta, portatevi un ombrello e fate attenzione a cosa piove dal cielo.  

 

 #30 Trentanove

"Ricordati che stasera c'è il Party, mi disse Gualtiero quando venne a chiamarmi per pranzare insieme. Io me ne ero completamente dimenticato: era il 23 dicembre e come tutti gli anni in ufficio si festeggiava il natale con una festa all'americana, il così detto Christmas Party. Ma quella mattina mi ero svegliato in preda a una strana sensazione di debolezza e con l'impressione che la stanza mi girasse intorno."

 

 #31 La tassidermia degli amori perduti

"Ho sempre dormito come un sasso e ininterrottamente per tutta la notte, e fin da piccolo avevo la capacità di crollare addormentato nel giro di pochi minuti appena mi infilavo nel letto. Tutto questo fino al giorno in cui finì la storia con la mia ragazza. Quando capii che lei l'aveva fatta finita con me iniziai a non dormire. Le notti si ripetevano tutte uguali; mi addormentavo a mezzanotte passata, mi risvegliavo e tentavo disperatamente di riaddormentarmi, ma non facevo che pensare alla mia ragazza che mi aveva lasciato." 

 

 #32 Lunedì

Svegliarsi di lunedì con la casa allagata e il tostapane che non funziona, e proseguire la giornata con la tua tazza decorata preferita che va in pezzi, il blackout e un'invasione di ragni. E passare la serata con un'amica a raccontarsi i tradimenti subiti davanti a un bicchiere di vino rosso, ascoltando i New Order.

 

 #33 Il futuro è il grafene

"Il giorno in cui decisi che mi sarei lasciato crescere la barba fu l'inizio di una serie di cambiamenti. Ora che non avevo più un legame sentimentale, potevo muovermi come volevo: cambiare lavoro, cambiare casa e magari città; e, perché no?, addirittura andare a lavorare all'estero. Dopo aver vagheggiato le varie ipotesi per l'intero pomeriggio, decisi quello che avrei fatto: sarei andato dalla persona a cui mi rivolgevo ogni volta che non sapevo che pesci prendere. Ossia, a mio nonno Arduino."

 

#34 Funzioni iterative

"I regali, le strade vestite a festa con le luminarie e il traffico che ti fa bestemmiare, il caos di gente impazzita nei negozi, e poi le telefonate di auguri, i pranzi con tutte le cose che mi fa schifo mangiare, e quelle orribili musichette e zampogne che risuonano ovunque.... Se esistesse un algoritmo per definire il Natale saprei dominare la situazione. E non mi prenderebbe così male come sta succedendo adesso, come succede tutti gli anni."  

 

#35 Home sweet home

Esistono cose che vediamo, sentiamo, tocchiamo, sperimentiamo ma di cui neghiamo l'esistenza o che vorremmo ridurre a semplice rumore di fondo. E altre cose che non abbiamo mai visto ma di cui immaginiamo la consistenza, come un colore.

 

#36 Le menti distratte non raggiungono l'illuminazione

"Per avvicinare la scala al muro mi chinai a spostare il quadro che poco prima avevo tolto dalla parete e appoggiato vicino alla porta. Era un quadro lasciato da Jansen, il vecchio proprietario, che riproduceva la Tavola Smeraldina di Ermete Trismegisto in latino."

 

#37 Eravamo pesci

"Quando Valentina ci presentò il suo fidanzato, restammo increduli a fissarlo. Indossava un paio di jeans scoloriti, una polo fucsia e scarpe da ginnastica, esibiva dei tatuaggi tribali sulle braccia completamente depilate e parlava con una cadenza dialettale molto accentuata. Il contrasto tra i due mi parve stridente, e ancora di più l’abbigliamento che lui sfoggiava, malgrado le frequenti citazioni latine con cui infarciva la sua conversazione."

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